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Ricorribile per Cassazione il decreto esecutivo del piano di riparto

27 Settembre 2019 |

Cass. SU 26 settembre 2019 n. 24068

Fallimento: disciplina generale

 

Il decreto emesso dal Tribunale che, decidendo sul reclamo contro il provvedimento del giudice delegato (art. 26 L. Fall.), abbia affermato l’esecutività del piano di riparto parziale, negando il diritto all’accantonamento del quantum preteso da un creditore non ammesso allo stato passivo, ma che rivendichi, per altro titolo, la propria pretesa, da dichiarare in sede di riparto, è passibile di ricorso straordinario per Cassazione (Cass. SU 26 settembre 2019 n. 24068).

 

Ad esso si attribuiscono, quindi, i caratteri della decisorietà e della definitività.

 

In relazione al problema dell’immediata esecutività del piano di riparto, dapprima sospeso dal giudice delegato e poi ripristinato dal tribunale, la Corte propende per la vincolatività dello stesso allo stato degli atti, non essendo da considerare direttamente condizionato dall’evoluzione dei costi e delle spese in prededuzione e, dunque, potenzialmente revocabile.

 

Sebbene sussistano posizioni contrarie, l’orientamento prevalente della Corte considera i privilegi dei creditori esercitabili dopo l’approvazione dello stato passivo, ma non quando il riparto, benché parziale, sia divenuto definitivo (Cass. 24 giugno 2015 n. 13090).

 

Qualora, quindi, nelle more tra il deposito del piano di riparto parziale e l’attuazione della distribuzione, sorgano crediti di rango potiore, tale insorgenza non tange il carattere definitivo del provvedimento (si veda anche Cass. 23 novembre 2012 n. 20748 e Cass. 28 febbraio 2018 n. 4729).

 

Infine, la Corte, considera la legittimità soggettiva all’impugnazione:

In entrambi i casi, tale legittimazione è attribuita in capo a tutti i soggetti controinteressati, con la conseguente notifica ai restanti creditori ammessi al riparto.

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