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Procedibilità dell'azione revocatoria ordinaria antecedente alla sentenza di fallimento

11 Ottobre 2019 |

Cass. 31 maggio 2019, n. 14892

Azione revocatoria ordinaria

 

È procedibile la domanda di azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.) proposta nei confronti di un atto dispositivo compiuto dal debitore in favore di una società, poi fallita, trascritta in data anteriore alla dichiarazione di fallimento (Cass. 31 maggio 2019 n. 14892).

 

La questione si snoda intorno all'art. 51 L. Fall., ai sensi del quale, salvo diversa disposizione di legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento.

 

È opportuno premettere che, nel caso di specie, le banche hanno agito in revocatoria ordinaria non quali creditori della società poi fallita, ma quali creditori dell'amministratore di questa, rimanendo del tutto irrilevante la circostanza che fossero creditori di entrambi.

 

Non si tratta, quindi, di tutelare l'integrità del patrimonio acquisito al fallimento per l'esecuzione concorsuale, a protezione del quale si pone certamente l’art. 51 L. Fall., quanto della necessità, in un certo senso opposta, di evitare che vengano appresi alla massa fallimentare alcuni beni che sono stati acquisiti dalla società fallita, prima che il fallimento fosse dichiarato, in virtù di atti soggetti a revocatoria.

 

Il divieto di azioni esecutive individuali non osta, quindi, alla procedibilità della revocatoria ordinaria già promossa dal creditore dell'alienante, ove la domanda sia stata trascritta anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell'acquirente. Se non fosse così, “ci si troverebbe, in sostanza, in presenza di una fattispecie in cui, pur essendo state compiute, ai sensi dell'art. 45 L. Fall., le formalità necessarie per rendere opponibile la domanda alla massa, le legittime aspettative dei creditori dell'alienante resterebbero totalmente prive di tutela, mentre i creditori dell'acquirente verrebbero ad avvantaggiarsi dell'atto fraudolento posto in essere dal loro debitore per il solo fatto che a questi si è sostituito il curatore”, come chiarito nella Cass. 2 dicembre 2011 n. 25850, ripresa dalla Corte come motivazione principale a sostegno del rigetto del ricorso.

 

Inoltre, il vittorioso esperimento dell'azione revocatoria, trascritta anteriormente alla data del fallimento dell'acquirente, non abilita il creditore dell'alienante non fallito a promuovere l'esecuzione sui beni compravenduti, in quanto essi sono ormai entrati a far parte dell'attivo fallimentare.

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