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Presupposti della revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie

30 Ottobre 2019 |

Trib. Perugia 3 settembre 2019

Fallimento: disciplina generale

 

I presupposti dell’azione revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie (a norma dell’art. 67 c. 3 L.Fall.) vanno individuati nella “consistenza” e “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria del correntista fallito.

 

È invece irrilevante la distinzione tradizionale tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista: non rileva più se la rimessa effettuata dal fallito riguardi un conto passivo o un conto scoperto.

 

La riduzione dell’esposizione debitoria del fallito deve dunque avere le due seguenti caratteristiche:

a. la “consistenza”: a tal fine si devono individuare le rimesse con un importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile; si tratta della differenza tra massimo scoperto del conto nel periodo sospetto e quello sussistente al tempo della procedura fallimentare;

b. la “durevolezza”: a tal fine si deve fare riferimento a un criterio relativo, che consideri l’andamento del conto corrente per individuare le rimesse che siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca (nell’ambito di un c.d. rientro) e che quindi non possano essere ricondotte a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni.

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