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Fallimento di una società a partecipazione pubblica

21 Maggio 2019 |

Cass. 22 febbraio 2019 n. 5346

Fallimento: disciplina generale

La legge fallimentare esclude gli enti pubblici dalla possibilità di applicare le procedure concorsuali (art.  1 L.Fall.).

 

La cassazione precisa però che la società a partecipazione pubblica non rientra nel novero degli enti pubblici e che quindi ad essa si possono applicare le norme sul fallimento, sul concordato preventivo e sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

 

Nel caso di specie la società in questione era da considerare “in house” in quanto era partecipata in modo integrale da più comuni, con impossibilità di cedere le quote a terzi e con svolgimento di attività solo in favore dei comuni stessi.

Una tale società pur perseguendo un interesse pubblico rimane un soggetto di diritto privato.

 

Gli enti pubblici (comuni, provincie o simili) che ne possiedono le partecipazioni (in tutto o in parte) non assumono rilievo per le vicende della società.  Il rapporto tra la società e l'ente è, cioè, di sostanziale autonomia, al punto che il comune non può incidere sull'attività dell'ente collettivo mediante l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali.

La società deve pertanto assumersi i rischi connessi alla sua insolvenza ed è soggetta a fallimento.

 

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