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Fallimento di una società di fatto

 

Una volta dichiarato il fallimento di una società non è possibile estendere automaticamente il fallimento a un socio occulto affermando l’esistenza di una “supersocietà” di fatto, ossia di un soggetto costituito da due o più soci che, in forza di inequivocabili comportamenti di fatto, esercitano in comune un’attività di impresa.

 

Innanzitutto la società di fatto esiste se sussistono i tradizionali requisiti per la sua configurabilità e se esistono i conferimenti da parte dei soci, il fine sociale e l’elemento soggettivo costituito dalla comune intenzione dei soci di esercitare attività di impresa (c.d. affectio societatis).

 

In secondo luogo si deve verificare se tale società di fatto è sua volta insolvente, potendo il socio non insolvente fare fronte alle obbligazioni proprie e di quelle della società di fatto di cui è illimitatamente responsabile.

 

Il giudice deve dunque indagare se esiste la società di fatto (o la società occulta) a cui è riferibile l’attività dell’imprenditore già dichiarato fallito, e se essa è insolvente, posto che il fallimento di tale società costituisce presupposto logico e giuridico della dichiarazione di fallimento, per estensione, dei soci illimitatamente responsabili, e quindi del socio occulto.

 

All’insolvenza del socio già fallito potrebbe infatti non corrispondere l’insolvenza della società di fatto (cui gli altri soci potrebbero, in ipotesi, conferire le liquidità necessarie al pagamento dei debiti).

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