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Codice della crisi: quantificazione del danno nell’azione di responsabilità

29 Marzo 2019 | Crisi d'impresa e insolvenza

 

Una norma del CCII entrata in vigore il 16 marzo 2019 - ai sensi dell’art. 389 c. 2 CCII - inserisce un’importante novità in materia di azioni di risarcimento del danno (art. 378 c. 2 CCII modifica l’art. 2486 c.c.). Si ha riguardo in particolare all’ipotesi in cui in una società, verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori violano l’obbligo di gestione conservativa (obbligo previsto dall’art. 2486 c.c.). causando dei danni alla società e ai soci, ai creditori sociali e ai terzi. Il CCII introduce in tal caso un criterio di misurazione del danno risarcibile, fatta salva la prova di un diverso ammontare. 

 

In particolare, si prevede che accertata la responsabilità degli amministratori e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l’amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento (di cui all’art. 2484 c.c.), detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione (art. 2486 c.c. c. 3 primo periodo c.c. introdotto dall’art. 378 c. 2 CCII).

 

Se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili oppure se a causa della loro irregolarità o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura (art. 2486 c.c. c. 3 secondo periodo c.c., introdotto dall'art. 378 c. 2 CCII).

 

Questa norma codifica il criterio della differenza dei c.d. netti patrimoniali.

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