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Bancarotta documentale: elemento soggettivo del reato

04 Settembre 2019 |

Cass. pen. 8 aprile 2019 n. 32001
Cass. pen. 22 febbraio 2019 n. 26613

Reati fallimentari

Il reato di bancarotta fraudolenta documentale (art. 216 c. 1 n. 2 L.Fall.) prevede due fattispecie alternative caratterizzate da un diverso elemento soggettivo (Cass. pen. 8 aprile 2019 n. 32001):

 

- la sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili: per questa ipotesi è necessario dimostrare il dolo specifico, consistente nello scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori;

- la tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita: questa ipotesi richiede invece il dolo generico.

 

Con riguardo a questa seconda ipotesi la cassazione precisa che l'esistenza dell'elemento soggettivo non si può desumere solo dal fatto, che lo stato delle scritture è tale da rendere impossibile ricostruire il patrimonio e del movimento degli affari in quanto ciò costituisce l'elemento materiale del reato (Cass. pen. 22 febbraio 2019 n. 26613). Si ritiene invece necessario chiarire la ragione e gli elementi sulla base dei quali l'imputato abbia avuto coscienza e volontà di realizzare detta oggettiva impossibilità. Se infatti l’imputato avesse semplicemente trascurato di tenere le scritture in modo regolare, senza valutare le conseguenze di tale condotta, si integrerebbe l'atteggiamento psicologico del diverso e meno grave reato di bancarotta semplice (regolato dall’art. 217 c. 2 L.Fall.).

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