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Accordi di ristrutturazione e consecuzione di procedure

Il principio di alternatività ex art. 161, comma 6, l.fall. in pendenza del termine richiesto con domanda di concordato in bianco non è applicabile alla consecuzione di procedure aventi natura concorsuale, quali l’accordo di ristrutturazione dei debiti e concordato preventivo “pieno”. Quando quest’ultimo venga proposto dopo che sia stato omologato il primo per la sua inattuabilità e prima della dichiarazione di fallimento, occorre verificare in concreto se la nuova domanda sia abusiva o meno; se non lo è, essa non può considerarsi inammissibile.

 

Il caso. La Corte d’appello accoglieva il reclamo ex art. 18 e 162 l.fall. di una S.r.l. in liquidazione proposto avverso la sentenza con la quale il tribunale dichiarava il fallimento della predetta società, previa declaratoria d’inammissibilità della domanda di concordato preventivo presentata successivamente alla presentazione di un accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis l.fall, precedentemente omologato dal tribunale. Avverso tale provvedimento, la curatela del fallimento della S.r.l. proponeva ricorso in Cassazione.

 

Secondo la S. Corte, deve essere riconosciuta all’imprenditore la possibilità, fino alla dichiarazione di fallimento, di comporre – con tutte le modalità consentite dall’ordinamento – la crisi della propria impresa in quanto finalità meritevole di tutela, perché più conveniente non solo per un interesse giuridico-patrimoniale personale, ma anche e soprattutto per il ceto creditorio, rispetto alla soluzione di apertura della procedura fallimentare.

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